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Il calcetto in culo

Che la gente abbia più possibilità di trovare lavoro giocando a calcetto piuttosto che inviando curricula, è una constatazione probabilmente (e tristemente) veritiera. Magari qualcuno potrebbe già smentire questa premessa, sulla base della propria esperienza. Ma in base alla mia, sono scarsissimo a calcetto, mentre sono campione olimpionico di invio del curriculum (ne ho all’attivo qualche migliaio).

Comunque, se questa pratica è un primo problema (e non certo una cosa a cui adeguarsi), il secondo è che a tenerla in considerazione è il ministro del lavoro Poletti. Il fatto è che un ministro non dovrebbe semplicemente constatare una presunta realtà, soprattutto se questa almeno in parte rappresenta un malcostume che, a lungo andare, non risolve il problema generale, ma lo alimenta. Dovrebbe, il ministro del lavoro, ogni tanto, dire o fare  (soprattutto fare) qualcosa che inneschi finalmente un meccanismo virtuoso.

Invece “benedire” la ricerca del calcio in culo (o meglio, del calcetto), significa considerarlo passaggio utile (se non obbligato, in tempi di vacche magre) per introdursi agevolmente nel mondo del lavoro (fesso quindi chi non lo fa). Ma fin qui, onestamente, niente di nuovo. Non è questo il punto. E anche solo volendo rimanere nella sfera lecita delle relazionali a scopo di lucro, resta a mio avviso un grossissimo problema di opportunità e di uguaglianza. Perché il calcetto (rivoltando la metafora) resta sempre un gioco che esclude. Si gioca al massimo in dieci. Chi resta in panchina, chi non viene chiamato, è fuori. Oppure cerca di organizzare un calcetto tutto suo. E se tutti, ma proprio tutti, organizzassero un calcetto, non basterebbero i campetti, né tantomeno troveremmo più persone disposte a giocare. Ecco allora il cortocircuito.

Non si può “istituzionalizzare” la fase dei “rapporti personali” come la chiave per aprire le porte. Non solo per un discorso di meritocrazia (perché anche gli “ultimi” meritano una opportunità). E neanche per una questione di moralità. La partita che stiamo giocando (e stiamo perdendo) è molto più grande. E’ la partita della fiducia che abbiamo nei nostri mezzi (parlo da trentenne precarissimo), nonostante i sacrifici, gli studi. E’ la partita della fiducia nella Politica (che il giorno in cui è diventata qualcosa da evitare, abbiamo perso tutti).

Alla Politica tocca fare una remuntada, mandando in panchina chi in questi anni ha giocato malissimo.

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Mirco Sirignano

Responsabile Blogger per Italianews24.net. Collaboratore giornalistico Freelance e fondatore dell'Associazione Civico97, che si occupa di anticorruzione, beni confiscati e trasparenza nella pubblica amministrazione. Mi sono laureato alla Federico II in Scienze della Pubblica Amministrazione e ho frequentato all'Università di Pisa il Master in Analisi, Prevenzione e Contrasto della criminalità organizzata e della corruzione, collaborando anche con la campagna Riparte il Futuro.