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Amianto nelle scuole a 25 anni dalla prima legge, il problema è sempre presente

Un tubo dell’acqua che si rompe. La ditta interviene, buca il muro e scopre che c’è amianto. Non ne sapevano nulla e rischiano di respirarlo a loro insaputa sia gli operai che gli studenti. È una delle situazioni più comuni che i tecnici riscontrano, perché il problema numero uno è il monitoraggio dell’amianto nelle scuole che è realizzato solo in alcune sparute e circoscritte realtà.

Secondo l’Osservatorio nazionale amianto sono 2400 le scuole contaminate dalla fibra killer. Circa 300 mila tra studenti e lavoratori esposti. Numeri confermati dal Censis e dal rapporto di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica: circa il 10% delle scuole presenta amianto nelle strutture. Percentuale che sale al 15% in numerosi capoluoghi del nord dove, tra l’altro, la situazione è più monitorata. Il Sud e le Isole, invece, hanno fornito database del tutto insufficienti.

L’amianto, utilizzato massicciamente fino al 1992, quando la legge 257 ne ha vietato estrazione, produzione e commercializzazione in Italia, è un minerale resistente al calore e pertanto estremamente efficace anche nell’edilizia. Lo troviamo nei tubi pluviali, nelle cisterne di acqua, nelle mura, nelle condutture idriche, nella pavimentazione in linoleum di palestre e, appunto, scuole. Contrariamente a quanto si riteneva solo una manciata di anni fa, non esiste una dose minima di salvaguardia. Basta una fibra, la fibra killer: poi con il continuare dell’esposizione il rischio di ammalarsi aumenta.

Secondo i dati del ministero della Salute ogni anno abbiamo in Italia circa 3mila vittime dell’amianto, e il picco ancora deve arrivare perché è atteso tra il 2021 e il 2025. Il mesotelioma è il tipico tumore da amianto, la pistola fumante dell’avvenuta contaminazione. Solo l’amianto può generarlo. Ma oramai la letteratura scientifica sta riconoscendo anche altre patologie come asbesto correlate: adenocarcinomi e altri tumori.

E adesso iniziano ad ammalarsi anche gli insegnanti, che non sono considerati una categoria esposta. Secondo gli ultimi dati del registro tumori, sono 62 i docenti di ogni ordine e grado vittime dell’amianto. Numero fortemente sottostimato perché le malattie asbesto-correlate hanno un periodo di latenza lunghissimo, anche di 30-40 anni, e ricostruire il luogo dell’esposizione è molto complicato.

“È incredibile che ancora oggi ci siano studenti esposti”,. “Il problema dell’amianto nelle scuole non può essere affrontato caso per caso, per ogni singola scuola. Ma è un problema nazionale e chi ci governa deve farsene carico

 

 

 

 

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Michele Merola

Michele Merola nato e residente a Vitulazio, sono diplomato e abilitato alla professione di Chimico, successivamente conseguito il Titolo Universitario in Tecniche Sanitarie di Laboratorio Biomedico, mi occupo di questioni ambientali, sopratutto concernente la materia dei rifiuti e il loro trattamento termico, nemico giurato dei termovalorizzatori che continuo a chiamare con il loro nome, Inceneritori. Ambiente e Salute, ritengo siano due aspetti della stessa medaglia.