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Sister Act: si canta e si balla alle porte di Dio

Le aspettative c’erano ed erano alte. Tra le fila del Teatro Augusteo prima  della messa…in scena, si intende, c’era attesa e scetticismo. L’età media è quella che grida: “Attenti, noi siamo cresciuti con Sister Act, giudicheremo senza risparmiare nessuno”. Poi qualcosa è successo.

Non si sbaglia nulla su quelle tavole. Brillante come l’intelligenza, intonato come i gospel natalizi, travolgente come un capodanno tra gli amici di sempre, emozionante come il matrimonio del tuo migliore amico, divertente come i vecchi film di Totò. C’erano tutti gli ingredienti, tutti al posto giusto. Ma ciò che più c’è di indovinato in Sister Act – Il Musical è l’innovazione che non stravolge la tradizione. E non è per niente scontato. La maestria, a braccetto con la genialità, di Saverio Marconi è proprio in questo dettaglio che ha reso lo spettacolo, sì, senza esagerazioni…divino!

Nessuno stravolgimento nella trama, dunque. Dopo essere diventata, per puro caso, testimone di un delitto, Deloris Van Cartier – cantante di night – viene inserita in un programma di protezione dalla polizia che prevede un periodo di “isolamento” in un convento. Qui, sotto le mentite spoglie di Suor Maria Claretta, prende la direzione del coro, insegnando alle sue “nuove colleghe” la magia della musica. Ed è proprio la musica il perno dello spettacolo, così come nella pellicola del 1992. Certo, qualcuno è rimasto male quando nessuna tra le suore ha cantato I will follow him – il momento più alto del film, quello dalle emozioni e pugni allo stomaco – ma i brani musicali scritti dal premio Oscar Alan Menken, i cui testi sono stati tradotti da Franco Travaglio, non hanno deluso; anzi, qualcuno ha ballato pur restando seduto in poltroncina.

Eppure qualche variazione c’è stata, per qualcuno impercettibile, per i più attenti novità per niente sgradevoli. Siamo a Philadelphia e non più a San Francisco; e, a livello temporale, torniamo indietro di vent’anni rispetto al film. Un espediente per giustificare la musica anni ’70 che tutti in sala hanno apprezzato.

Il Cast

Non era certo facile sostenere l’inevitabile confronto con il vulcano Whoopi Goldberg. Ma la madrilena Belia Martin non l’ha fatta rimpiangere. Puntuale e precisa, ma anche travolgente ed esilarante. Incredibile somiglianza, poi, tra Suor Cristina – che suora lo è per davvero, estremamente rock – e Suor Maria Roberta. La timidezza che sfocia in una gran voce, sembra che il personaggio le sia stato cucito addosso in tempi non sospetti. E con loro, tutto l’intero cast ha dato la sua impronta senza stravolgere l’immaginario che ognuno di noi ha portato a teatro, legati come siamo affettivamente a Sister Act (succede solo con i grandi film!).

 

Che cos’altro introdurrai? I Pop-Corn? La calata del sipario? La chiesa non è un teatro! – affermava sicura e solenne la madre superiora nel film. Quanto si sbagliava!

 

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Roberta Magliocca

Classe 1988, nasce in provincia di Napoli. Attualmente laureanda in Sociologia della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica, si è diplomata nel 2012 in Scrittura Creativa presso gli Studi Rai di Via Teulada a Roma e nel 2015 diventa Giornalista Pubblicista presso l'Ordine dei Giornalisti della Campania. Autrice di "Interno Giorno" (Gruppo Editoriale L'Espresso) e "Portami a Vedere i Treni" (Senso Inverso Edizioni), ha collaborato alla stesura di un testo teatrale portato in scena da Michele Pagano nel Novembre 2016. Al momento è alle prese con il suo terzo lavoro letterario.