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Intervista a Nadia Verdile: un’italiana con le italiane nel cuore

Ci sono giorni. E poi ci sono giorni in cui il caffè, la sigaretta e il lavoro che ami così tanto sembrano non bastarti. Sono giorni destinati a qualcosa di più, alla condivisione di un granello di vita che non avrebbe avuto lo stesso colore se non lo si avesse guardato in due. Con questo pensiero in testa, ho preso tre o quattro granelli, li ho messi in borsa e ho bussato alla porta di Nadia Verdile, giornalista coraggiosa de Il Mattino, insegnante, autrice. Donna. Italiana.

Così disponibile a condividere, Nadia ci ha parlato di “Italiane” la collana da lei diretta per la Pacini Fazzi Editore.

 

Quando sono venuta a conoscenza della collana “ITALIANE”, ho pensato “finalmente ci liberiamo del dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna”. La donna, nella grande storia di questo paese è al centro. O, se non altro, presente e protagonista. Mi sbaglio?

No, non si sbaglia. Le donne ci sono, hanno ruoli importanti e si muovono con autonomia. Il problema, purtroppo, continua ad essere il tristemente famoso “tetto di cristallo”. Nei luoghi delle decisioni siamo ancora poche, viste spesso con diffidenza e sospetto, non mancano mai le battutine e si cerca sempre uno scheletro nell’armadio, un legame affettivo, una storia d’amore a cui attribuire il merito del successo. Ahimè, continua ancora così.

Chi sono le sue “italiane”? Quale contributo hanno dato a questo paese?

Le Italiane che abbiamo raccontato e che racconteremo sono donne che hanno contribuito, nel loro campo, a rendere migliore il Paese e che restano, purtroppo, relegate in secondo piano nei libri scolastici, nella memoria collettiva. Maria Pacini e Francesca Fazzi, le editrici, hanno condiviso e sostenuto il progetto, loro che sanno cosa vuol dire essere donne nel mondo dell’editoria. Siamo arrivate a sette ma settanta non saranno abbastanza… Chi sono? Abbiamo raccontato Lina Merlin, Sara Simeoni, Grazia Deledda, Nilde Iotti, Maria Eletta Martini, Gianna Manzini, Cristina Trivulzio. Quest’ultima, per esempio, è stata una donna straordinaria, che ha puntato sull’educazioni delle bambine, che ha finanziato il risorgimento, che ha dato un contributo straordinario alla storia dell’unità, che ha vissuto da sola, che ha viaggiato da sola, ha conosciuto e raccontato gli harem, ha creato un nuovo modello d’Italia e di donna ma che non compare neanche solo per essere citata nei libri di storia e quando qualcuno la nomina la chiama Belgioioso, col cognome del marito, che volle sposare a sedici anni, contro il parere di tutti e da cui si separò, contro il parere di tutti, qualche anno dopo, nella Milano nobile, lei la più nobile tra tutti.

La storia, dunque, di donne valorose ne ha date all’Italia. Ma c’è qualcosa che l’Italia non sta dando alle italiane? (Mi viene in mente il 70% dei medici obiettori di coscienza, stipendi non equiparati a quelli percepiti dagli uomini).

L’Italia è un Paese non ancora per donne. È un Paese pensato da uomini per gli uomini che sulle politiche di genere fa un passo avanti e due indietro. Le questioni da lei citate sono esempi chiari di quanto lavoro ancora c’è da fare, anche tra le giovani generazioni che hanno perso il contatto con la storia delle lotte del femminismo e crescono con modelli televisivi spesso fuorvianti.

I cognomi sono caratterizzanti. Se leggo “Verdile”, leggo ottima giornalista, validissima insegnante. Ma Nadia, che donna è? O meglio, che italiana è?

Domanda con trappola! Difficilissimo parlare di se stessi. Sono un’Italiana che sa di dover ancora molto lavorare ma consapevole di essere nata in un tempo dove farlo è più facile e più condiviso. Sono un’Italiana, con le Italiane nel cuore!

 

Grazie di cuore Nadia, per il tempo e questo pezzo di strada che hai voluto condividere con noi!

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Roberta Magliocca

Classe 1988, nasce in provincia di Napoli. Attualmente laureanda in Sociologia della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica, si è diplomata nel 2012 in Scrittura Creativa presso gli Studi Rai di Via Teulada a Roma e nel 2015 diventa Giornalista Pubblicista presso l'Ordine dei Giornalisti della Campania. Autrice di "Interno Giorno" (Gruppo Editoriale L'Espresso) e "Portami a Vedere i Treni" (Senso Inverso Edizioni), ha collaborato alla stesura di un testo teatrale portato in scena da Michele Pagano nel Novembre 2016. Al momento è alle prese con il suo terzo lavoro letterario.