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20 marzo: siate felici. L’appello dell’ Onu

La felicità è per molti un argomento triste.

È una delle cose in cui si preferisce non avere fede, cosicché la dissacrante eccezione, quando arriva, possa determinare un effetto doppio sull’ umore. È difficile farsi rispondere: “Sì, sono felice”, anche quando pare che sia effettivamente vero. Sarà colpa delle ore contate che sembra avere, o forse di quella sottile consuetudine secondo cui, a dirle, le cose belle non succedono e, soprattutto, non durano. Nessuno intende il posto fisso nella felicità, sarebbe una pretesa troppo ardita -è pronto a giurare qualcuno- ma la speranza è l’ultima a morire anche in questo caso. E per fortuna! Perché ad attenderla, forse, si impara già a essere felici.

Ma siamo sicuri che c’è da stare seduti in panchina, mentre lei si allena sulle nostre vite? In realtà sembra proprio di no. A dirlo, con un atto che ha tutta l’aria di essere provocatorio, è l’Onu, che calendarizza il 20 marzo come la giornata mondiale della felicità.

A raccontarsela così, la questione fa ridere sotto i baffi anche chi li ha tagliati, come se l’emozioni per essere sé stesse avessero bisogno di una data. Non di certo! Così come l’amore non ha bisogno del San Valentino, la donna non si trasforma in essa stessa l’otto marzo e così giù fino a tutte le ricorrenze, nazionali e non.

Ma non ci vuole molto a capire che scelte di questo tipo possono, se prese con l’ ironica serietà di cui necessitano,  diventare un campanello per la memoria e le abitudini frenetiche a cui facciamo appello per conformazione comunitaria e sociale.

Secondo le statistiche di quest’anno, nella classifica mondiale della felicità, la Danimarca è medaglia d’ oro, primato che avrebbe tradotto la conquista  in un volume pronto all’ uso, dal titolo Il metodo danese per vivere felici (Newton& Compton edizioni).

L’ Italia, invece, si ferma quasi al punto di partenza, collezionando la posizione numero 50 per il secondo anno consecutivo. Al secondo posto si posiziona la Svizzera, seguita dall’ancora arrugginita Islanda. Fuori dal podio, Stati Uniti e Germania, a dimostrare che per ottenere un Paese in festa la solidità economica non basta. Detto terra terra: i soldi non fanno la felicità!

A sentire il caro Benigni, in uno dei monologhi portati al successo proprio da lui, la felicità bisogna cercarla tutti i giorni, continuamente. Buttare i cassetti all’aria, tutto, purché la si scovi.  E in effetti l’università di Otago gli corre dietro sfruttando la scienza, affermando, senza paroloni da metodo, che la felicità è un esercizio da adattare alle piccole cose: scrivere, fare a maglia o qualsiasi attività sia per ciascuno rilassante. Secondo il sociologo Enrico Finzi, che è pronto a dimostrare quanto un’ora di social network sia in grado di digerirsi il 3% della nostra felicità, è importante coltivare hobby e ripristinare i valori della collaborazione, in modo da mettere a tacere l’ individualismo acuto e riprendere contatto diretto con le opportunità di confronto con l’altro. Insomma, per essere felici è necessario impegnarsi. È opportuno decostruirsi e imparare l’arte del sorprendersi, anche per una scia di profumo improvviso o una ricetta riuscita bene.

Sia quindi una scusa la data, una scusa da cogliere, per regolarci il nostro personale momento di felicità.

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Michela Salzillo

Classe 1988, originaria di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) comincia presto a scrivere e col tempo la sua passione per la scrittura si intensifica sempre di più, tanto da dare vita ad una sua prima pubblicazione: le Confessioni del Cuore.