Home » Mondo » Pacifisti, dove siete?

Pacifisti, dove siete?

Nell’ultima settimana abbiamo assistito all’ennesimo massacro di civili inermi, incolpevoli, in Siria, ad opera di Assad. Una ottantina di morti, tra cui circa tranta bambini, che hanno fatto una fine orribile. L’utilizzo di armi chimiche, anche se non ce ne dovrebbe essere bisogno, è vietato dalle convenzioni internazionali, che anche la Siria ha firmato qualche anno fa. Per la cronaca, Assad non è la prima volta che viene accusato di ricorrere alle armi chimiche, è bene ricordarlo.

La risposta di Trump (America strikes again, altro che great) non si è fatta attendere, e ha distrutto nella notte di ieri una base militare siriana (dove sarebbe partito l’attacco ai ribelli).

Note di colore (scuro): Che la Forza sia con me, poche ore prima di pigiare il bottoncino sparamissili avrebbe guardato Star Wars. Attacco che poi è stato ordinato durante la cena con Xi Jinping, segretario del partito comunica cinese, nel bel mezzo del vertice. Involtini primavera e razzi.

In ogni caso, la cosa forse più deprimente al momento è l’assenza più totale di un movimento pacifista, nè di carattere nazionale, nè internazionale. Non che manchino le guerre, anzi.

Ma la gente non scende più in piazza. Dice, però è aumentata la consapevolezza, grazie ai nuovi strumenti di comunicazione e divulgazione. Come una sorta di digital pacifism. Il che, ovviamente, è una cagata pazzesca. Oggi il pacifismo (non lo dice il sottoscritto) molto più strumentalizzato che in passato, quando le masse, tra gli anni ’60 e ’80, rompeva le scatole pur avendo i fiori in testa. Oggi è una bandierina che si sventola in tv, nei twitt, nei post.

Oggi abbiamo gli smartphone però, possiamo far sapere al mondo la nostra disapprovazione dal divano. Mentre le guerre più o meno si continuano a combattere come trent’anni fa (ovvero nella realtà non digitale). Se le cose si mettono davvero male, allora ci incazziamo e facciamo le dirette, o una bella petizione on line.

Ma non è tutta colpa nostra, ma anche della politica che non risponde agli stimoli, che non aggrega più, ma che divide. I populisti hanno spaccato il paese, anzi, i paesi. Hanno cavalcato la disaffezione, alimentandola al punto da convincerci che ormai non serve più fare niente, meglio puntare su qualche salvatore della patria, stando comodi comodi, toccando il fondo.

Oggi serve come l’acqua, come il pane, come l’aria, un movimento internazionale che costruisca una rete (fisica, per le strade, per carità!) pacifista, solidale, umanitaria.

Aggiungi un commento!

Mirco Sirignano

Responsabile Blogger per Italianews24.net. Collaboratore giornalistico Freelance e fondatore dell'Associazione Civico97, che si occupa di anticorruzione, beni confiscati e trasparenza nella pubblica amministrazione. Mi sono laureato alla Federico II in Scienze della Pubblica Amministrazione e ho frequentato all'Università di Pisa il Master in Analisi, Prevenzione e Contrasto della criminalità organizzata e della corruzione, collaborando anche con la campagna Riparte il Futuro.