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L’illusione della Democrazia può essa stessa essere Democrazia?

Può l’illusione della democrazia essere essa stessa democrazia? Quanto sta accadendo nel partito democratico nelle ultime settimane, risponde ampiamente ed esaustivamente a questa domanda. Il PD e le sue regole, vedi l’importazione delle primarie, dovrebbe essere l’emblema della democrazia nel nostro Paese. Alla fine, invece, il pd stesso ha finito per dimostrarsi un partito poco democratico dove i congressi finiscono ancora prima di cominciare in quanto ai contenuti, ai confronti, al pluralismo si sostituisce una mera conta di tessere, non importa quanto più o meno fasulle, al grande momento di festa della partecipazione e della democrazia si è sostituito la coda di obbedienti prezzolati spesso, purtroppo, sottomessi al politico locale: perché non si sa più a che santo votarsi ed anche perché la deriva dei partiti e della politica degli ultimi anni ha finito col far concepire un diritto come un favore del ras di turno.

Nel PD (ma anche altrove) la partitocrazia che si sostituisce alla democrazia è divenuta il coacervo correntizio che si sostituisce al partito stesso, divenuto solo un ginepraio di arrampicatori sociali.

La democrazia funziona quando i cittadini (o gli iscritti ad un partito) hanno una forte coscienza sociale, una morale civile, un legame ed un senso di appartenenza. Nei partiti attuali, perchè nella società attuale, non esistono più ne coscienza sociale ne forme di appartenenza, la politica degli ultimi decenni dal berlusconismo in poi, dalla globalizzazione in poi ha fatto di noi popolo una massa di individui divisi ed in competizione tra loro. La politica ha finito con l’istituzionalizzare la corruzione ed è divenuta un formidabile ascensore sociale, chiunque in questo clima di competizione senza gli antidoti dell’appartenenza, del sacrificio e della solidarietà tra individui, soprattutto tra individui appartenenti ad una stessa società sia essa una Nazione o un partito, si sente in diritto di raggiungere la vetta o, mal che vada, di raggiungere una paga ricoprendo qualche ruolo istituzionale o di ripiego, tanto basta una poltroncina qualunque nell’oceano sterminato della corruzione. Dinanzi a questo non basta un codice etico, dinanzi a questo non bastano regole che diventano carta straccia a seconda della comodità. La risposta a tutto ciò, ovviamente, non può essere quella di una politica che si traveste con il fine di sostituire un centro di potere con un altro centro di potere, la risposta non può essere quella di una testa un voto, al “tutto cambia affinché nulla cambi” si è andato sostituendo il “tutti partecipi nessun partecipe” ed il “tutti colpevoli nessun colpevole”. La risposta a tutto ciò dovrebbe stare nel fare in modo che il disinteresse dei dieci milioni di cittadini che vivono sulla soglia o sotto la soglia di povertà, non resti tale, anzi, si tramuti in quella coscienza sociale, in quella appartenenza capace di rimettere in moto un popolo che si renda conto che finché interpreta la politica cosi come vogliono i politici, non uscirà mai da una situazione di degrado e di invivibilità nella quale stiamo sempre più velocemente sprofondando. I cittadini devono rendersi conto che non basta l’illusione della democrazia ma ci vuole la loro partecipazione consapevole alla res pubblica, non basta leggere un titolo ma bisogna approfondire il testo, non bisogna rassegnarsi ma indignarsi ed all’indignazione far corrispondere azioni, insomma dobbiamo tornare a vedere le nostre città il nostro Paese non come uno spazio nel quale ci muoviamo ma come un luogo, dobbiamo tornare a vedere nell’altro non un nostro competitor da sopraffare ma un nostro alleato per rimettere in piedi le cose, tornare a vedere i partiti non come uno spazio, una scorciatoia per raggiungere propri individualistici egoistici scopi ma come luoghi politici di elaborazione e confronto, capaci di portare soluzioni a problemi collettivi. Dobbiamo insomma guardarci allo specchio senza maschere e renderci conto che da soli non ce l’abbiamo fatta, da soli con il “si salvi chi può” nessuno di noi si è salvato davvero. Dobbiamo avere la capacità di fare in noi stessi e nella nostra società una rivoluzione culturale perché ci si salva tutti insieme e non uno per uno.

 

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